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E' un legume ormai dimenticato e pressochè scomparso dalle nostre tavole. Arriva del Medio Oriente e ha origini molto antiche. Per secoli ha rivestito una grande importanza come specie colturale sia per l'alimentazione umana, sia come foraggio. A partire dal secolo scorso il suo consumo in Italia è diventato meno rilevante, fino a essere quasi abbandonato, e solo negli ultimi tempi sta dando segni di ripresa. In Asia e in Africa invece la cicerchia è diffusamente coltivata e ricopre un terzo del fabbisogno proteico pro capite.

La pianta fa fusto sottile, i semi sono simili a sassolini, di colore bianco, grigio-marrone o giallognolo. Si semina in primavera e si raccoglie tra fine luglio e inizio agosto; non ha bisogno di particolari attenzioni, resiste alla siccità. si adatta a terreni poco fertili e a temperature basse. I semi offrono un buon apporto di amidi e proteine, mentre è limitata la loro percentuale di grassi.

LA BIODIVERSITA' ITALIANA

La cicerchia è coltivata principalmente in alcune zone nell'Italia centrale e del Sud, e alcune varietà sono state inserite nella lista dei prodotti internazionali.

In provincia di Latina di coltiva la cicerchia di Campo di Mele, che presente forma irregolare, colore marrone chiaro e sapore delicato. Ancora oggi il seme viene ricavato attraverso la battitura manuale della pianta.

La cicerchia di Serra de' Conti, prodotta nell'omonimo comune della provincia di Ancona, si caratterizza invece per dimensione medio-piccola, forma schiacchiata e spigolosa, coloro grigio o marrone maculato, buccia poco coriacea e gusto meno amaro delle altre varietà. Viene seminata in primavera e raccolta a fine luglio. E' protetta da un Presidio Slow Food, che dal 2000 la tutela dal rischio di scomparsa.

Nel Sud Italia, in particolare in Sicilia, si trovano le varietà maior corleone, monreale, giarratana.

IN CUCINA

Si usano solo cicerchie secche o precotte. Quelle secche vanno ammollate in acqua tiepida per circa otto ore, prima di essere cucinate. Sono ottime in zuppe e minestre, abbinate a orzo o farro, oppure in insalata abbinate alle patate, o ancora in umido come contorno di carni o baccalà.

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